Martelli Circospetti

LUNGO LA STRADA

Lungo la strada che costeggia il fiume Stir, in una tiepida giornata di fine estate, Markus, un apprendista mago desideroso di mettere in pratica gli insegnamenti studiati sui libri, Felix, un villico in cerca di fortuna lontano da casa, e Wolfgang, un tombarolo in fuga da una guardia cittadina a suo avviso troppo ficcanaso ed impicciona, si incontrano per caso e decidono di proseguire il viaggio insieme, fino alla locanda del Galletto Impettito. A tutti fa piacere un po’ di compagnia e poi lungo le strade dell’Impero è sempre meglio non essere soli.

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Dopo molte birre è natura umana dover svuotare la vescica, e proprio durante questa attività liberatoria Wolfgang ode il lamento di Heinz Handler, un poveraccio tenuto prigioniero in una fossa di due metri chiusa da una pesante grata, ingrato destino che capita a coloro che, catturati, attendono l’arrivo dei guardiavia. Handler è accusato di essere Heinz Gerber, il capo di una banda che imperversa da tempo nella zona, ma in realtà è un povero diavolo di Gersdorf, un villaggio a nord della locanda, capitato da quelle parti in cerca di lavoro. Ha una moglie e una figlia al villaggio, ed è conosciuto da tutti: se solo qualcuno potesse testimoniare per lui eviterebbe l’impiccagione.
Wolfgang sorride e rientra nella locanda, ma giusto per prendere il ferro del mestiere e avvertire i suoi due nuovi compagni di avventura della situazione.

Il piede di porco di Wolfgang non conosce lucchetto che gli resista, ma tirar su il malcapitato richiede qualche sforzo in più, nonostante l’aiuto di Felix.
Markus, che fa da palo, constata il successo di anni di studi e pratica, addormentando sulla porta il gestore della locanda, insospettito dai movimenti loschi dei tre. Nonostante questo viene dato l’allarme per la liberazione del prigioniero, e i quattro si danno alla fuga nel bosco, che in piena notte è come correre in un cespuglio di sberle e sgambetti a tradimento. Dietro di loro ululati e latrati di cani segnano l’inizio della caccia all’uomo.

La foresta è fitta e nella concitazione della fuga i quattro perdono il senso dell’orientamento. Solo il mattino successivo riusciranno ad indirizzarsi verso Gersdorf, a nord est. Hemmerich è sconvolto e durante la giornata, complice una distrazione, fuggirà, facendo perdere le proprie tracce.
La notte successiva Felix, Markus e Wolfgang incappano in un accampamento di goblin: ne segue uno scontro che vede i personaggi vincitori. I pelleverde hanno trucidato quelli che sembrano essere contadini, ma hanno risparmiato Bianka, una bambina di circa otto anni. I tre se ne fanno carico e proseguono il cammino. La sera successiva si ritrovano a costeggiare la strada, scoprendo il luogo dove i goblin hanno compiuto il massacro.

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VERSO HERMSDORF

Se doveste cercare il “posto dove succedono le cose” probabilmente vi basterebbe aspettare lungo una strada dell’Impero: nel luogo dell’attacco dei goblin, oltre ai tre fuggitivi, giungono da nord Hanna, una cacciatrice del nord, e Tiberius, viandante tileano e iniziato al culto di Myrmidia.
La scena dell’eccidio è disturbante, e non rimane più nulla di valore tra i carri rovesciati e i cadaveri su cui i corvi continuano a banchettare indisturbati. Il cadavere di una donna che porta un medaglione con un simbolo araldico (un furetto che tiene una spada) e una lettera in cui il Barone Von Radische prega che la figlioletta le sia riconsegnata, fanno luce sull’identita di Bianka. I cinque decidono di tornare a Gersdorf per cercare testimoni per il povero Handler e poi riportare a casa la figlia legittima di Von Radische.

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Nonostante i personaggi arrivino ormai a sera inoltrata, Heidi, la moglie di Handler, si prepara a partire per testimoniare, sfruttando il passaggio che un amico barcaiolo può fornirle fino alla locanda. I personaggi si offrono di accompagnarla, e all’alba sbarcano nei pressi del Galletto Impettito.

I personaggi scoprono che Heinz Handler, dopo essere fuggito da Felix, Markus e Wolfgang, è tornato alla taverna e che il capitano dei guardiavia Leonhard Kurtz dubita del fatto che il remissivo prigioniero sia a capo dei banditi.
Heidi testimonia, scagionando il marito dalle accuse, e Lars, il cacciatore di taglie che aveva catturato Handler, resta a bocca asciutta. Viene anzi ammonito dal capitano dei guardiavia, nel caso gli facesse perdere nuovamente tempo pagherà di tasca sua la taglia invece di incassarla. Lars, prima di far fagotto e andarsene, guarda con aperto odio il gruppo dei personaggi.

Albrecht, il barcaiolo che li ha portati fin lì, fa un buon prezzo fino ad Ossino, prossima tappa del viaggio verso Hermdorsf, dove, secondo le voci raccolte, Wilhelm Leibniz amministra i beni del Barone Von Radische.
Ossino non offre altro di interessante se non un piccolo tempio e la locanda dove passare la notte, nella stanza comune. Durante la notte Morritz, un mercante conosciuto la sera prima, tenta di rapire Bianka, aiutato da due suoi tirapiedi. Il gruppo protegge la bambina, uccide uno degli aggressori e denuncia Morritz: questi ammette di aver voluto rapire Bianka per la sua somiglianza con la figlia Helga, scomparsa anni addietro. Ritenuto colpevole i suoi beni (il barcone) vengono consegnati al gruppo, come risarcimento per il tentato rapimento.
Albrecht aiuta il gruppo a navigare fino alla locanda della Rana Saltellante, dove Markus vende il barcone, dando laute mance e offrendo da bere. Da lì ad Hermsdorf si prosegue a piedi, per circa mezza giornata di cammino.
Arrivati nella cittadina non hanno difficoltà a trovare Leibniz che, ringraziandoli per il salvataggio di Bianka, li ricompensa e li informa della recente scomparsa del Barone Von Radische. Bianka non era ancora stata ufficialmente riconosciuta come erede, e così i beni di Von Radische passeranno al Barone Von Zutzen.
Leibniz promette di cercare di portare avanti i diritti ereditari della bambina per quanto potrà, essendo stato destituito dalla carica di ciambellano, conquistandosi la fiducia del gruppo.
I personaggi, grazie alle corone ricavate dalla vendita del barcone, decidono di prendere ciascuno una camera con bagno al Tappo Imperiale, una delle migliori locande della cittadina.

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I MALI NASCOSTI

La guerra ha portato devastazione in alcune parti dell’Impero, soprattutto al nord, e masse di profughi cercano rifugio nelle province del sud. Anche ad Hermsdorf è sorta una tendopoli al di fuori delle mura. I cittadini sono preoccupati e discutono animatamente riguardo al piano agricolo proposto da Leibniz per risolvere il problema: tagliare le querce sui declivi esposti a sud delle tenute Von Radische, capitalizzando soldi e materiale per sistemare i rifugiati, e piantare vitigni, che daranno lavoro e prosperità alla comunità per gli anni a venire.
Dieter, un mercante che rifornisce le province settentrionali dei beni di consumo che scarseggiano per la guerra, è un fautore e sostenitore del progetto, e ingaggia i personaggi perché lo accompagnino l’indomani alla tenuta Radische, dove incontrerà il siniscalco di Von Zutzen per esporre il piano. Da alcuni giorni si parla di avvistamenti di uomini bestia nei dintorni, e Dieter vuole essere sicuro e protetto.
Al gruppo si unisce anche Kart, un mercenario di passaggio che non disdegna di far su alcune corone d’oro per un lavoretto semplice e pulito.

A Radische Tiberius, assistito da Felix, ha modo di dar prova delle proprie capacità curative su di un uomo che, una volta normale, è stato ritrovato in stato delirante e con un avambraccio incancrenito: la folla teme che possa trattarsi di un segno del Caos, ma le molte preghiere a Myrmidia recitate da Tiberius e Felix e l’amputazione dell’arto da parte di Kart tranquillizzano la popolazione.
Non è chiaro di quale strana malattia si tratti, ma da lì a poco il gruppo scoprirà che sono molte le cose che non sono ciò che sembrano.

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Sulla via del ritorno, in prossimità di Hermsdorf, scorgono uomini bestia che si dirigono verso l’abitato; fanno in tempo ad arrivare per cercare di respingere i Gors all’attacco della tendopoli e dei disperati fuori dalle mura cittadine.
Con orrore i personaggi si accorgono che i Gors sono in decomposizione, animati da qualche potente e pericolosa stregoneria, e che cercano di mangiare vive le proprie vittime. Dopo aver subito alcune perdite le bestie si ritirano, avendo catturato sufficienti vittime per sfamarsi.

La cittadina di Hermsdorf è sconvolta: oltre all’attacco degli uomini bestia sono state trovate tre persone deliranti e con una parte del corpo necrotizzata.
I personaggi decidono di prestare soccorso, visto il successo ottenuto a Radische. Felix si convince sempre più che Myrmidia lo stia chiamando alla missione di contrastare le forze del Caos, e vede in Tiberius la guida spirituale che può avvicinarlo alla realizzazione di questo suo desiderio.

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FUMO NEGLI OCCHI

Tiberius, Felix e Kart prestano soccorso ai deliranti, mentre il resto del gruppo si preoccupa di fare un rogo dei corpi degli uomini bestia e delle vittime.
Gli indizi che il gruppo di Tiberius raccoglie portano alla conclusione che il delirio e la necrosi si diffondano attraverso il contatto di alcune monete, ma quale sia lo scopo e chi stia perpetrando il malvagio piano restano inquietanti misteri.
Wolfgang, Hanna e Markus conosco Lanrich, il becchino, che vorrebbe seppellire i cadaveri delle vittime. Wolfgang è insospettito dal personaggio, e, una volta allontanatolo, decide di seguirlo, seguito da Markus, mentre Hanna raggiunge il resto del gruppo.

Lanrich posa la pala nel mausoleo della famiglia Leibniz, posto nel piccolo cimitero addossato alle mura nord della cittadina, e se ne va. Wolfgang forza il lucchetto ed esplora la cripta, scoprendo gli orrori che vi sono celati: due piccoli corpicini, due cadaveri di bambini insieme ad alcune pile di monete d’oro stanno su un altare. Altri due sarcofagni ed un arazzo completano l’ambiente. Wolfgang, nella speranza di interrompere il rituale, butta i cadaveri e le monete in un sacco e appicca il fuoco all’arazzo: le fiamme lambiscono e poi consumano il tessuto, facendosi di un inquietante color porpora. Il tombarolo schizza fuori dalla tomba, dove markus fa da palo. Poco dopo giungono anche i restanti componenti del gruppo, ansiosi di comunicare le novità scoperte.
Wolfgang vorrebbe bruciare le spoglie, fondere le monete sacrileghe non appena viene a sapere del contagio, Markus non sa quale rituale demoniaco sia in atto e come interromperlo, nessuno sa di preciso cosa stia succedendo.

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Le volute di fumo porpora fuoriescono dal mausoleo, quasi fossero animate di vita propria, si fondono, si liquefanno e prendono sostanza: un orrore prende forma, attaccando gli sbigottiti osservatori.
La fuga è generale, verso la porta nord, verso la salvezza: nessuno si volta indietro, nessuno vede la massa fumosa tremolare, e dissolversi qualche attimo dopo nella notte.
Le guardie aprono, ma all’interno vengono accolti da un folto gruppo di cittadini terrorizzati e in cerca di un capo espiatorio per i recenti accadimenti.

L’inizio dei disordini coincide con l’arrivo in città del gruppo e dopo qualche ilazione incominciano a piovere accuse. E’ del tutto inutile chiamare in causa Leibniz, che anzi, li accusa di stregoneria, e del contagio perpetrato attraverso le monete. Riporta anche le voci del munifico signore della locanda della Rana Saltellante (Markus), che elargiva monete a destra e a manca.
Il gruppo fugge, evitando il linciaggio, e si incammina, notte tempo, verso Radische.
I pensieri sono rivolti a Leibniz, che sembra averli ingannati fin dal principio, alle sue pratiche necromantiche e a cosa troveranno a Radische.
Con un brivido lungo la schiena si accorgono di essere seguiti da qualcosa nel bosco: la strada fino a Radische è ancora molto lunga e non ci sono ripari lungo il cammino.

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IN FUGA!

Il Barone Von Zutzen, signore del borgo di Lieske, e ora anche dei possedimenti di Radische, è partito per la guerra a nord e non sa quale problema si troverà in casa al ritorno. I personaggi decidono di cercare di convincere la gente di Radische del pericolo che minaccia Hermsdorf e tutto il circondario.
Marciano con passo svelto per tutta notte, con l’angoscia di poter subire un’imboscata da un momento all’altro. E’ solo verso l’alba, però, che dal bosco piombano sulla strada cinque Gors.
Gli avversari sono temibili e forti, e dopo qualche attimo Wolfgang finisce a terra, sembra senza vita. Markus non riesce a incanalare i venti aeterici e le frecce di Anna non infastidiscono più di tanto gli abomini del caos.

Le cosa sembrano mettersi male, ma un gruppo di cavalieri appare all’improvviso, sorprendendo tutti: caricano, mostrando chiaramente le insegne raffiguranti uno scudo davanti ad una quercia, e sbaragliano in poco tempo i Gors.
Sono uomini di Von Zutzen, che li aspetta a Radische.

L’incontro con il nobile conferma e svela il piano di Leibniz, verso cui Von Zutzen ha sempre nutrito forti dubbi: non ha prove, ma sospetta che sia stato lui ad assassinare il Barone Von Radische, facendolo sembrare un incidente di caccia.
Le spie di Von Zutzen, oltre a riferire al nobile, hanno tenuto aggiornato il tempio di Sigmar di Wurtbad, da cui un inquisitore si sta muovendo per mettere la parola fine alle ignominie di Leibniz.

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Von Zutzen, convinto della buona fede e dell’onestà dei personaggi, sa bene che l’Inquisizione tende a non soffermarsi troppo sui dettagli quando può epurare alla radice il male, così aiuta il gruppo a fuggire: affida loro provviste, una spilla con il suo stemma e un passaggio per attraversare il fiume, consigliandoli di cercare il villaggio di Untergard, dove potranno rendersi utili nel combattere le forze del Caos.

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VERSO UNTERGARD

Il gruppo composto da Felix, Wolfgang, Hanna, Markus e Tiberius guada il fiume Egger grazie all’aiuto del Barone Von Zutzen, dopodiché si dirige, attraverso la foresta, verso nord ovest.
Il cammino è difficile, e le limitate provviste che si sono portate appresso terminano dopo la prima settimana. Nonostante la stagione non sia ancora rigida, il viaggio risulta essere difficoltoso: la paura di perdere la direzione e la fame diventano un’ossessione costante durante le tre settimane passate nel folto delle Foreste del Drakwald.

Finalmente, incrociato l’affluente del Delb lungo il quale sorge Untergard, i personaggi arrivano a destinazione: la parte occidentale della cittadina, sebbene sia danneggiata, è ancora in piedi, mentre della parte orientale non restano che rovine e macerie. Le sentinelle lanciano il loro avvertimento, interrogano il gruppo, lo valutano e poi, convinti anche dalla presenza di un iniziato di Myrmidia, permettono l’ingresso a Untergard, indirizzandoli verso la piazza centrale, dove Schiller, il capitano della guardia, sta per tenere un discorso.

I sopravvissuti all’attacco del condottiero del Caos Khazrak sono macilenti e sfiniti dalla battaglia che li ha visti vincitori; la popolazione intera lascia parecchi vuoti nell’ampia piazza, e il fruppo conta un’ottantina di persone, tra vecchi, bambini e donne.
Un uomo sulla cinquantina, con indosso un’armatura segnata da mille battaglie, sale su una cassetta sistemata a mo’ di pulpito e chiede la parola, zittendo la folla. Si tratta del capitano Schiller, che riporta i ringraziamenti del Graf Todbringer per l’impegno e la resistenza, nonché i rifornimenti (pane, vino e formaggio) a sostegno della popolazione di Untergard. Il capitano, afine discorso, solleva una bottiglia di vino, raccogliendo le incitazioni e l’applauso dei concittadini.

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Un colpo di arma da fuoco interrompe la festa, la bottiglia di vino va in frantumi e il panico si scatena nella Akerplatz alla vista di cinque mutanti che caracollano sul ponte verso la popolazione colta di sorpresa.
Il gruppo reagisce all’attacco, accorrendo in soccorso, mentre Schiller tenta di mettere ordine e di porre al riparo donne e bambini. Lo scontro è cruento, Wolfgang e Markus vengono feriti, ma i mutanti vengono sterminati… Tutti tranne il cecchino, di cui non si trova traccia.

Le brutte notizie non finiscono qui: una guardia accorre trafelata, rivelando che l’attacco alla piazza era un diversivo per favorire l’incursione alle porte occidentali della cittadina: le difese hanno resistito, ma si sono persi altri preziosi combattenti.

I personaggi fanno la conoscenza di Schiller, padre Dietrich, un prete sigmarita, e nonna Moescher, la guaritrice, nonché nutrice degli orfano di Untergard. Il villaggio fu fondato circa due generazioni prima, in seguito alle vessazioni e alla tassazione esagerata che il Graf Sternhaur imponeva ai cittadini di Grimminaghen: contro ogni previsione il piccolo centro è fiorito, e dopo la realizzazione del ponte sull’affluente del Delb, è diventato un punto strategico lungo le vie di comunicazione, motivo dell’attacco da parte delle forze del Caos.

Schiller chiede aiuto ai personaggi per organizzare le difese e la sopravvivenza della sua gente, soprattutto dopo le notizie riportate da Hans Baumer, boscaiolo e scout per l’occasione: oltre ad aver portato ad Untergard una decina di profughi, rivela di aver colto tracce di un ampio contingente di uomini bestia che sembra dirigersi verso il centro abitato.

Hanna e Felix accompagnano nonna Moescher a casa, per preparare orfani e bagagli ad una eventuale fuga. Risulta chiaro ai due che l’anziana donna ha un legame molto profondo con la natura: Anna incomincia ad interessarsi all’arte erborista, mentre Felix sogna di poter diventare un giorno un guaritore sotto la guida della dea Myrmidia.

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LA NONNA E IL DEMONE

La decisione di abbandonare Untergard per cercare rifugio a Middenheim è definitiva: Schiller sa di non poter più difendere il centro abitato, stante le poche risorse a disposizione. A malincuore la gente prepara i pochi bagagli e si appresta a partire all’alba del giorno dopo.

Il primo giorno di viaggio trascorre tranquillo. Verso sera la carovana raggiunge il bivio per Grimminaghen, e il silenzio cala sulla gente: le notizie hanno riportato della distruzione del borgo e della salvezza degli Sternhaur, rinchiusisi nel maniero di famiglia. Non viene inviato nessun esploratore a controllare la veridicità di tali informazioni.

Il tempo sereno e stabile rende il viaggio più leggero, e anche il secondo giorno trascorre senza incidenti. La sera, però, gli orfani, svegliatisi nel carro e notata l’assenza di nonna Moescher, si lamentano, scatenando l’allarme.

Shiller incarica i personaggi di ritrovare la donna, cosa che riesce facile grazie alla capacità di di seguire tracce della cacciatrice Anna: l’anziana donna viene ritrovata in una radura, con un fascio di erbe curative in mano.
Una pattuglia di elfi la tiene sotto tiro, convinti che si tratti di una strega. L’intervento di Tiberius e Felix chiariscono la situazione e salvano la nonna. Markus nota che le erbe raccolte potrebbero servire sì per gli impiastri curativi, ma sono utilizzate anche per diversi rituali magici.

A metà del giorno successivo gli esploratori riportano di alcuni carri riversi sulla strada in seguito ad un’imboscata. Schiller ferma la carovana e manda i personaggi ad indagare.
L’attacco ad alcune carovane di mercanti di Delberz è stato condotto da goblin: nessuno sembra essere sopravvissuto e il luogo è stato depredato di ogni bene, eccezion fatta per uno scudo, qualche quadrello di balestra e alcune frecce riutilizzabili.

Il luogo dell’incidente è al bivio per Fansdhorf, luogo natale di nonna Moescher, che si lascia scappare un’indiscrezione sulla sua infanzia e l’ingiusta condanna del padre da parte del Graf Sternhaur. Fatti due conti l’età di nonna Moescher risulterebbe superare il secolo, il che rende sospettosi i personaggi.

Padre Dietrich organizza l’inumazione delle vittime, ma la sfortuna vuole che cada in una trappola realizzata dai goblin: le ferite che riporta sono mortali, oltre le capacità curative di Tiberius e nonna Moescher. Il prete, poco proma di esalare l’ultimo respiro, consegna ai personaggi una reliquia di Sigmar, pregandoli di consegnarla ai sigmariti di Middenheim.

Il viaggio riprende, la morte di Dietrich ha portato sconforto negli animi dei viaggiatori.
A sera, una volta accampati, Wolfgang ruba la reliquia dallo zaino di Anna, che l’aveva presa in carico, e capisce che il valore dell’oggetto, per il culto di Sigmar, può essere molto elevato.

Durante il turno di guardia Anna scorge un corvo nero librarsi in volo dal carro di nonna Moescher, e pensando ad un cattivo presagio, prova, senza successo, a trafiggerlo con una freccia.
Da lì a poco gli orfani, piangendo, riveleranno per la seconda volta la scomparsa dell’anziana guaritrice.

I personaggi ripercorrono la strada a ritroso, fino al bivio per Fansdhorf e si infilano lungo il sentiero. Scoprono la donna intenta ad eseguire un qualche oscuro rito magico intorno ad un falò, le cui fiamme cambiano colore mano a mano che la donna cantilena la formula magica.
Cinque lupi le fanno da guardia, attaccando a vista i personaggi.

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Markus riesce a svicolare dall’attacco delle fiere, correndo verso la nonna per interrompere l’incantesimo, ma arriva tardi: dalle fiamme si delinea una forma oscura, dotata di ali, che, spiccato un balzo, si perde nel cielo scuro.
Nonna Moescher è esausta e catatonica: acconsente di seguire i personaggi alla carovana e di assistere gli orfani. Rivela di avere evocato un demone per vendicare la morte del padre.

Il viaggio riprende ancora, ma nessuno del gruppo si fida più di nonna Moescher, la quale, chiusa in un triste silenzio, si occupa dei bambini, come promesso.
La mattina del secondo giorno dall’evocazione del demone viene ritrovata morta nel suo carro: un sorriso che sembra essere liberatorio le aleggia sul volti, in netto contrasto con la disperazione dei piccoli orfani, che non si danno pace.
Schiller scuote la testa, perplesso, ma ha altro a cui pensare: gli esploratori hanno avvistato la città del Lupo Bianco, Middenheim. Il viaggio sta per concludersi, la salvezza per la sua gente pare essere vicina.

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LA RELIQUIA CHE SCOTTA

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Le tragiche vicende che hanno accompagnato il viaggio si stemperano immediatamente nell’entusiasmo suscitato dalla vista di Middenheim, e la speranza si rinforza all’idea che la città abbia resistito alle orde del Caos.
La carovana guidata da Schiller viene subito a sapere che la resistenza del Lupo Bianco ha avuto il suo prezzo: la porta est della città e chiusa, parte delle mura sud ed est sono danneggiate.
Man mano che si avvicinano all’ingresso, il flusso di traffico aumenta: si viene a sapere che la città è sovraffollata, in quanto raccoglie tutti i profughi della regione.

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Shiller guida la carovana in città, viene indirizzato dalla guardia cittadina verso i quartieri sud, dove il clero di Shallya provvederà a trovare una sistemazione per i profughi.
Il gruppo viene sistemato nel quartiere di Ostwald, in alcuni magazzini fatiscenti. La situazione in città è critica, nelle strade, nei parchi, in ogni vicolo si può trovare un accampamento di fortuna e la disperazione che ogni guerra reca con sé.

La prima sorpresa consiste nell’accorgersi della sparizione della reliquia di Sigmar. Nessuno sospetta di Wolfgang, che di nascosto si reca al tempio di Sigmar e ottiene un compenso di cento corone d’oro e un prezioso pendente d’argento raffigurante la cometa sigmarita a due code.

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Markus, visti i rischi corsi e le accuse di stregoneria da parte del popolo di Hermsdorf, raggiunge la scuola di magia, dove, presentandosi come studente degli Otto Collegi, ottiene una registrazione ufficiale a fronte del pagamento di una quota di affiliazione: questo lo rassicura sulla possibilità di poter esercitare le arti magiche con un minimo di tutela.

Tiberius e Felix, scoperta l’esistenza di un tempio di Myrmidia, fanno la conoscenza del clero (Kraft, Huber e Regazzoni), offrono un generoso tributo al tempio e vengono a conoscenza delle vicende della guerra; nonostante la donazione non viene offerto loro rifugio.

Il gruppo, una volta riunitosi alla gente di Untergard, viene chiamato al cospetto del generale Schutzman, per riportare all’autorità dell’avvistamento del contingente degli uomini bestia che li ha costretti a rifugiarsi a Middenheim.
Durante il colloquio Schutzaman viene avvisato della morte di padre Morthen, lo studioso Sigmarita al quale Wolfgang ha consegnato la reliquia. Il prezioso artefatto è sparito.

La sorpresa coglie alcuni membri del gruppo alla notizia che la reliquia è stata venduta in segreto da Wolfgang. Schutzman, dal canto suo, non ritiene tanto stupidi i personaggi, o il solo Wolfgang, da aver ucciso il compratore dell’oggetto sacro; essendo a corto di uomini e fidandosi del giudizio espresso da Schiller sugli avventurieri, affida ufficialmente loro il compito di risolvere il mistero.

Sulla scena del delitto trovano gli appunti di padre Morthen sulla reliquia, che conferma l’originalità dell’oggetto. Scoprono la causa della morte del sigmarita, un piccolo dardo conficcato nel collo, e alcune inquietanti impronte, che paiono essere di topo, se non fosse che sono delle dimensioni di un’impronta di piede umano.

Riportati gli indizi a Schutzman scoprono che altri tre uomini sono stati uccisi nello stesso modo nei precedenti giorni, ma non si è riuscito a cogliere il collegamento fra i delitti. Il generale sprona i personaggi a seguire le tre ulteriori piste, nella speranza di risolvere il caso.

Le tre vittime indicate da Shultzman sono una guardia cittadina di ronda intorno al Collegium Theologica, una delle più grandi librerie e centro di conoscenze dell’Impero, un nano appartenente alla Gilda degli Ingegneri, e uno sconosciuto, ritrovato riverso sopra una balestra scarica in un vicolo anonimo del quartiere vecchio.

Lo sconosciuto risulta chiamarsi Gerard Krohen e fornisce indizi interessanti: il suo corpo è stato portato al giardino di Morr, dove tre sconosciuti hanno pagato per il rito funebre. Sulla lapide il simbolo sigmarita della cometa e del martello è accompagnato dalla sigla O. F.
I personaggi scoprono che l’Ordo Fidelis è una ristretta corrente inquisitoriale della chiesa di Sigmar, ma ufficialmente non ne è mai stata registrata l’esistenza a Middenheim.

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Nonostante le ricerche in biblioteca sull’utilizzo di cerbottane e dardi, pur avendo il sospetto che sia stato utilizzato del veleno (ipotesi confermata dal consulto di un medico), le indagini non procedono. E’ solo esaminando il luogo del delitto di Krohen che i personaggi trovano una traccia di sangue sospetta, che conduce ad un pozzo fognario: la grata che impedisce l’accesso risulta essere stata abilmente segata e riposta nel proprio alloggiamento, in modo da non destare sospetti.

Schultzman confessa che tutti gli acchiappatopi della città, dopo essere stati assoldati in un corpo speciale a difesa delle fogne durante l’assedio della città, sono ora al seguito dell’esercito regolare, impegnato a eliminare l’esercito di Archeon in ritirata; inoltre preferisce che l’indagine rimanga segreta, sospettando il coinvolgimento degli skaven.

Alla spedizione vengono accorpati due agenti di Schultzman che utilizza come spie in città, Tankred Kaltenbach, un soldato rimasto in città per guarire le ferite subite durante l’assedio, e Maglyn Beyer, un’avventuriera proveniente dal Reikland che ha dimostrato di sapersi muovere nell’ambiente criminale.
Raccolto l’equipaggiamento necessario, i personaggi sono pronti per esplorare le viscere della città.

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ALLA FONTE DEL PROBLEMA

Le fogne sono buie, strette e puzzolenti da star male. In fila indiana e alla luce tremolante di torce e lanterne, il gruppo si avvia, cercando di seguire la flebile traccia di sangue.
Le pietre, umide e lucide, sono segnate da innumerevoli segnali e simboli, ma neanche Maglyn riesce a decifrarne con certezza il significato. Al primo bivio la traccia viene persa e subito ritrovata, mentre qualcosa, nel buio più avanti, si prepara ad attaccare.

Un ghoul! Le parole di potere di Markus rimbombano nella galleria, poi un lampo, uno sfrigolio e volute di fetidi vapori che si alzano dalla melma che scorre lenta… Ecco cosa rimane dello schifoso necrofago.

L’esplorazione prosegue, ma una sacca di gas detona ed esplode a contatto delle fiamme libere di torce e lanterne: oltre a capelli bruciacchiati e alla sorpresa, non ci sono grandi conseguenze. Ma lo spegnimento delle luci consente di scorgere un chiarore più avanti. Wolfgang prende la testa della fila, cercando di avanzare silenziosamente.

Da un cunicolo scavato lateralmente sbuca davanti al gruppo uno skaven, e poi subito un altro: ingaggiati in corpo a corpo arretrano, in modo da esporre il fianco della colonna all’apertura da cui sono giunti.

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Wolfgang e Felix scoprono che gli skaven sono avversari formidabili e non sembrano patire né la puzza né l’ambiente angusto in cui si combatte; inoltre dal cunicolo laterale piovono dardi di cerbottana su Tiberius e Maglyn.
Nelle retrovie Markus e Tankred avvistano un altro ghoul che cerca di coglierli di sorpresa. Hanna ha difficoltà a trovare una buona posizione di tiro con l’arco.

Wolfgang crolla sotto un colpo terribile di uno skaven, ma Maglyn è pronta a dargli sostegno, eliminando il topo immondo. Tiberius si avventura nel cunicolo buio, subendo la carica di un altro skaven. Markus convoglia i venti della magia, esaltandosi, e con altri due dardi rende sicure le retrovie.

Gli skaven nel condotto fognario vengono uccisi, gli altri sembrano svanire nel buio della loro tana. Una volta riorganizzatosi il gruppo penetra nel covo degli skaven: il tunnel sembra essere stato già chiuso in passato, ma gli skaven sono riusciti a riaprire un passaggio troppo stretto perché qualcuno non appartenente alla loro razza possa utilizzarlo.

Nella tana i personaggi ritrovano la cornice d’oro della reliquia, qualche moneta e una raffigurazione macabra di un teschio umano ricoperto di sangue inciso su una delle pareti.
Non potendo inseguire gli skaven, il gruppo si ritira: feriti, sporchi, preoccupati da possibili infezioni gli avventurieri riportano a Schultzman le scoperte effettuate e al tempio di Sigmar la cornice d’oro. I sigmariti, in cambio, offrono cure e rimedi al prurito che affligge già alcuni degli esploratori.

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IL BRANDY DI MYRMIDIA

Settembre porta pioggia al nord, le strade e i tetti di Middenheim si fanno lucidi, il pensiero corre all’inverno che verrà, che quest’anno sarà più duro che mai.
Passa una settimana in cui gli avventurieri si riprendono dalle ferite e dal pruriginoso fastidio contratto nelle fogne della città.

Hanna, introdotta al Collegium Theologica da Markus, ha la possibilità di mettere a frutto le conoscenze naturali sviluppate come cacciatrice: approfondisce la conoscenza delle erbe mediche grazie al Principia Herbologium e conosce la filosofia Gaelenica, acquisendo la professione di erborista.

Tiberius e Felix orbitano intorno al tempio di Myrmidia, riuscendo a conquistarsi la fiducia del clero. Kraft, il più anziano dei tre preti di presidio, confida agli avventurieri alcuni segreti, coinvolgendoli in una grottesca missione.
Il culto di Myrmidia, radicatosi nella tana del Lupo Bianco Ulric, ha difficoltà nel sostentarsi: le sporadiche donazioni elargite da alcuni nobili e generali si sono interrotte a causa della guerra. E proprio il conflitto ha svuotato le casse del tempio per armare i fratelli al seguito di Agnetha Westraub, Cavaliere del Circolo del Sole Accecante. Le maggiori entrate derivano dalla vendita di brandy della Bretonnia, contrabbandato dal Reikland o da Marienburg.

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L’ultima consegna, però, non è avvenuta; alcuni indizi indicano che il carico sia stato nascosto alla stazione delle corriere di Stepfeld, a circa un giorno di cammino dalla città, lungo la strada che conduce a Marienburg. La zona è stata attraversata dall’orda del Caos, e non si sa in che condizioni versi. Inoltre la faccenda richiede la massima discrezione, per evitare il discredito che ne deriverebbe per il culto se la complicità nel contrabbando venisse alla luce.

Un carretto ed un mulo sono forniti dal tempio per il recupero di cinque casse di brandy. Il mattino della partenza piove, così come sarà per il resto della giornata. A metà pomeriggio il gruppo giunge tra le rovine di Stepfeld: le poche strutture che costituivano questo borgo sono state rase al suolo, l’unico edificio ancora in piedi sembrano essere le stalle della stazione delle corriere. Ovunque sono sparsi corpi e cadaveri in avanzato stato di decomposizione.

Al piano superiore, negli alloggi dei servitori, il gruppo rinviene un uomo, ferito e febbricitante per le infezioni in corso, che, vaneggiando descrive l’arrivo dell’orda a Stepfeld. Durante l’esplorazione una parte di pavimento crolla, facendo precipitare Hanna di sotto; Wolfgang, con un balzo felino, evita la caduta. Maglyn scopre una spilla d’argento di fattura elfica tra le macerie, ma del brandy non c’è neanche l’ombra.

Al di fuori del perimetro della stazione, al limitare del bosco, il resto di una statua sembra vegliare una decina di tombe di fortuna: con orrore i personaggi si rendono conto che i cadaveri sono stati rianimati, ma una tomba sembra essere rimasta intatta.
Forse nasconde qualcosa?

Dal bosco provengono un ringhio e alcune voci. Un mastino carica sul gruppo, tra gli alberi quattro figure umane avanzano.
Alcune frecce sibilano alle spalle del gruppo, che viene accerchiato: si genera un corri corri generale per evadere dalla mossa a tenaglia.

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Maglyn prova a parlamentare, a prendere tempo, ma gli aggressori non si fermano; l’impressione è che siano interessati anche loro al brandy, o pensano che il gruppo sia dietro a qualcos’altro.
Il cane, ferito, fugge, così come uno degli arcieri; l’altro è a terra, con la pancia squarciata. Nonostante le perdite il resto dei briganti prosegue nell’attacco.

Lo scontro si interrompe: lo scrosciare della pioggia e l’ansimare dei combattenti sono gli unici suoni che si odono.
Volano insulti e poi domande. Il capo della banda, Bruno, si informa su chi siano e che cosa cerchino lì, e sgrana gli occhi alla risposta dei personaggi: brandy? Myrmidia? Il liquore contrabbandato non sembra essere l’oggetto delle sue attenzioni, ma approfitta della situazione e chiede una cassa in cambio della loro vita.
Tornano a volare insulti, e il combattimento riprende.

Bruno e i suoi sono forti, troppo forti: i dardi e gli incantesimi di sonno non fermano il capo brigante, che con un paio di abili colpi stordisce Wolfgang, che si arrende. Il resto del gruppo, a quel punto, non può far altro che cedere.

Sotto la pioggia e gli scherni dei tagliagole, i personaggi scavano il fango della tomba inviolata, fino a trovare il bottino. Bruno controlla la merce: sono sei casse, una in più di quanto previsto, ma una è contrassegnata con un simbolo segreto dei ladri che significa “piccolo”. La cosa sfugge al bandito, ma non a Maglyn.

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Bruno e la sua banda gozzovigliano e poi scompaiono nel bosco dal quale sono comparsi. Il gruppo rinuncia ad una cassa, ma si tiene quella speciale. Carica il carro, raccoglie il disperato morente trovato nelle stalle e, ormai scesa la notte, decide di intraprendere il viaggio di ritorno in città, lungo la strada ormai fangosa.

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